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Gli Stili Genitoriali

Ogni genitore è portatore delle proprie esperienze passate e di conseguenza vive il suo ruolo genitoriale con una sua specificità e risentendo necessariamente del proprio stile di attaccamento.

Le peculiarità individuali non tolgono la possibilità di potersi orientare tra vari stili educativi genitoriali. Essi danno l’opportunità di stimolare il cambiamento di situazioni cristallizzate in schemi disfunzionali e di rimettersi in gioco con un modello di riferimento più chiaro. A questo fine vengono utilizzati i programmi di Parent training come il REPT.

Vediamo i 4 stili genitoriali prevalenti.

Modalità caratterizzata da scarso affetto ed eccessiva fermezza

Questa modalità comporta la definizione di regole rigide, la concentrazione dei genitori sulle malefatte del proprio figlio e l’attacco alla sua personalità. I genitori di questa tipologia sono rigidi e poco inclini a lodare i propri figli.

Dal punto di vista di questi genitori, i bambini non dovrebbero mai disobbedire (Di Pietro e Bassi, 2013).

Convinzioni dei genitori:

  • Arrabbiarsi è un modo efficace per correggere il comportamento di mio figlio;
  • La rabbia aiuta a portare a compimento le cose;
  • I bambini sono naturalmente indisciplinati e si comportano come bestiole, i genitori devono metterli in riga per renderli individui civilizzati;
  • Il bambino e il suo comportamento sono un tutt’uno;
  • Nel momento in cui il bambino si è comportato bene, lodi e premi non sono necessari anzi rischierebbero di viziarlo;
  • I genitori hanno sempre ragione perciò i figli non devono mai essere in disaccordo o contraddirli;
  • In qualità di genitore, ho il potere di fare di mio figlio qualsiasi cosa io voglia.

Impatto sui figli: i bambini possono reagire a questo modello genitoriale, iniziando a considerarsi inutili e inferiori rispetto agli altri; essi sperimentano sentimenti di ansia, insicurezza e senso di colpa e possono mostrare un comportamento evitante, dipendente e sottomesso.

Modalità caratterizzata da molto affetto e scarsa fermezza

Questa modalità è caratterizzata dal fatto che i genitori fanno poche richieste ai propri figli e impongono pochi limiti.

Convinzioni dei genitori:

  • I bambini non devono mai provare frustrazione;
  • Qualsiasi punizione è sbagliata;
  • I bambini dovrebbero essere liberi di esprimersi;
  • Il genitore dovrebbe essere sempre buono e disponibile;
  • Qualsiasi cosa che risulti loro piacevole va bene;
  • Io mi sento così debole e senza risorse che non so quale sia la cosa giusta da fare, quindi decido cosa fare in base al momento.

Impatto sui figli: i bambini possono diventare deboli, egocentrici, emotivamente infantili e dipendenti, sviluppare una bassa tolleranza alla frustrazione e sottrarsi alle responsabilità (Di Pietro e Bassi, 2013).

Modalità caratterizzata da scarsa sensibilità e scarsa fermezza

Questa modalità è tipica di genitori che criticano aspramente i figli per il loro comportamento scorretto e non li lodano quasi mai quando si comportano bene. Questa modalità è diffusa soprattutto in genitori poco presenti che, nell’esercitare il proprio ruolo, tendono a sostituire le manifestazioni di affetto con beni materiali.

 Convinzioni dei genitori:

  • Mostrarsi troppo affettuosi con i figli li farà crescere deboli;
  • Mio figlio deve imparare ad arrangiarsi da solo;
  • Adesso non posso sottrarre troppo tempo ai miei impegni lavorativi;
  • E’ troppo impegnativo occuparsi sempre dei problemi dei figli.

Impatto: i bambini possono sviluppare stati emotivi cronici di rabbia, avere problemi con la legge, sentirsi frustrati per il fatto di non sentirsi mai in grado di accontentare i genitori. Potrebbero oltrepassare i limiti per mettere alla prova i genitori, per vedere se tengono veramente a loro (Di Pietro e Bassi, 2013).

Modalità improntata all’affetto e alla fermezza

I genitori che educano i loro figli in questo modo ragionano con loro su eventuali comportamenti discutibili che mettono in atto. Le loro critiche si concentrano sul comportamento e non riguardano il bambino come persona. Pongono limiti in modo tale che siano chiare le conseguenze della trasgressione e stabiliscono punizioni volte ad imparare la regola e non ad attribuire la colpa. Lasciano che il proprio figlio sperimenti la frustrazione necessaria. Non puniscono in preda alla rabbia e spesso manifestano amore e lodano il proprio figlio.

Questa è la forma di genitorialità preferibile (Di Pietro e Bassi, 2013).

Convinzioni dei genitori: Si tratta di modi di pensare caratterizzati da realismo, obiettività, flessibilità e senso logico.

Impatto: I bambini sperimentano benessere sociale ed emotivo e questo favorisce la massima espressione delle loro potenzialità.

Il lavoro con i genitori

La maggior parte del lavoro con i genitori consiste nella modificazione di alcuni aspetti del loro stile educativo e nel superamento di alcune reazioni emotive disfunzionali nei confronti dei problemi del figlio, cosicché possano in seguito applicare, in modo efficace, le strategie che verranno loro insegnate dal terapeuta.

Avere genitori che pensano in modo sufficientemente razionale è il presupposto per intraprendere la REBT con il figlio, pertanto tale modalità va innanzitutto insegnata a loro.

Un altro importante lavoro che viene compiuto con i genitori riguarda lassessment ed ha le seguenti finalità:

  • Raccogliere informazioni rilevanti sul bambino o sul ragazzo e sui problemi che presenta;
  • Raccogliere informazioni sul ruolo che i genitori giocano nel creare o nel mantenere il problema;
  • Portare alla luce inferenze fallaci, convinzioni irrazionali ed emozioni disfunzionali che sottendono stati d’animo e comportamenti genitoriali disadattavi;
  • Stabilire una strategia per modificare reazioni emotive e comportamenti disfunzionali dei genitori;
  • Formulare un piano di modificazione del comportamento problematico del bambino, includendo il ricorso alla modificazione comportamentale e al cambiamento dei modi di pensare e delle reazioni emotive del bambino.

E’ importante valutare, nel momento della presa in carico di un paziente in età evolutiva, se sia meglio incontrare prima il bambino (o l’adolescente) o i suoi genitori. In generale, se il bambino ha meno di 13 anni, è preferibile incontrare prima i suoi genitori (Di Pietro e Bassi, 2013). Se, invece, il paziente è un adolescente, è consigliabile incontrarsi direttamente con lui, per evitare che questo percepisca il terapeuta come un’estensione dell’autorità genitoriale. Riassumendo, è fondamentale lavorare con i genitori di un bambino in terapia, poiché è improbabile che un bambino a cui venga insegnato un modo di pensare razionale manterrà questa strategia se i suoi genitori continueranno a rafforzare una modalità di pensiero irrazionale. Spesso, infatti, occorre prima di tutto modificare le modalità di pensiero irrazionali dei genitori e soprattutto la loro convinzione che le loro reazioni sono conseguenza diretta del comportamento dei loro figli (Di Pietro e Bassi, 2013).

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