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Il modello ABC nella terapia cognitivo comportamentale. Esercizi per identificare l’origine della tua sofferenza

Nello scorso articolo ti ho parlato dell’effetto Rashomon e delle ripercussioni che può avere sul benessere psicologico della persona. Abbiamo visto non solo che è possibile avere punti di vista completamente differenti (e tuttavia ugualmente validi) in merito allo stesso oggetto ma soprattutto quanto il nostro modo di vedere (e soprattutto di pensare) le cose sia determinante per il nostro benessere.

Un efficace strumento per studiare le “lenti” (ovvero i pensieri) attraverso cui interpretiamo la realtà è il cosiddetto modello ABC della terapia cognitivo-comportamentale. L’attività mentale è uno dei fenomeni più complessi che il genere umano si sia cimentato a studiare. Il modello ABC aiuta a comprendere l’origine di sensazioni, emozioni e comportamenti e più in generale a comprendere il meccanismo di funzionamento della mente umana. Nella pratica clinica tale modello è utilizzato per concettualizzare il funzionamento della sofferenza del paziente e organizzare il suo piano di guarigione, partendo dal presupposto che gli eventi negativi in sé non siano sufficienti a determinare un profondo disagio e che quest’ultimo sia determinato in gran parte dal modo di pensare gli eventi e sé stessi di fronte a tali eventi

Il modello ABC postula che ad ogni evento “A” seguano dei pensieri “B” che determinano conseguenze emotive, sensoriali e comportamentali “C”.

Il nome ABC è l’acronimo di Antecedents (antecedenti), Beliefs (credenze o pensieri) e Consequences (conseguenze sensoriali, emotive e comportamentali).

L’ABC aiuta ad individuare:

• Gli eventi attivanti (A): ovvero le situazioni in cui la sofferenza tende a manifestarsi. Di ogni evento vanno specificati il dove, il quando e con chi

L’interpretazione degli eventi attivanti (B): ovvero, cosa la persona si dice (pensa) sull’evento A, su di sé e su gli “altri” in relazione all’evento.

Le conseguenze (C) dell’interpretazione dell’evento in termini di emozioni, sensazioni fisiche e comportamenti.

Come compilare un ABC

Poiché la sofferenza è rappresentata dagli elementi che costituiscono la C ovvero dalle emozioni, sensazioni fisiche e comportamenti spiacevoli è consigliabile iniziare dalla C stessa che è più facilmente individuabile e via via chiedersi e appuntarsi in 3 colonne:

• Da quale emozione, sensazione fisica o comportamento deduco che qualcosa non va? (appuntare nella colonna C)

• Quale evento è accaduto appena prima che avvertissi tale emozione, sensazione o comportamento spiacevole? (appuntare nella colonna A dove, quando e con chi)

• Che cosa mi sono detto sull’evento rispetto agli altri, rispetto a me, rispetto al mondo e/o rispetto al futuro? (appuntare nella colonna B)

Facciamo un esempio: Giovanna riporta un’episodio in cui durante la notte mentre dormiva con suo marito ha sentito un piccolo rumore provenire dal piano di sotto, lei si agita mentre suo marito continua a dormire nonostante lei glielo faccia notare.

Compilazione ABC

C: paura e rabbia (emozioni), testa fredda e caldo nel corpo (sensazioni fisiche e somatiche), resto immobile e in ascolto (comportamento)

A: sono a letto con mio marito, sono le 02.43 di notte e sento un piccolo rumore, lo dico a mio marito e lui mi risponde “non è nulla” e continua a dormire

B: saranno i ladri (pensiero sull’evento); nessuno mi crede (pensiero sugli altri); sono vulnerabile (pensiero su di me); sono destinata a dipendere dagli altri perché sono vulnerabile (pensiero sul futuro).

Dall’ABC è possibile vedere che la paura, la rabbia e il comportamento di Giovanna derivano dai suoi pensieri e non dall’evento in sé, come è dimostrato dal fatto che un’altra persona (suo marito in questo caso) difronte alla medesima situazione reagisce in modo completamente diverso.

Una volta che avrai raccolto più episodi, ciascuno costituito da una A, una B e una C, potrai identificare:

• nella colonna A le circostanze in cui è più probabile che potresti vivere una situazione spiacevole, ovvero i cosiddetti “trigger” che ti portano a sentirti come non vorresti e/o a comportarti come non vorresti comportarti.

• nella colonna B i pensieri disfunzionali (o distorsioni cognitive) che utilizzi più spesso. Ti ricordo che le distorsioni cognitive principali sono: catastrofismo, pensiero dicotomico, generalizzazione, valutazione globale, doverizzazione e lettura del pensiero.

Per comprenderle meglio ti rimando al mio articolo precedente.

I “B”, per essere considerati tali devono:

Essere costituiti da frasi brevi di tono perentorio;

Essere sufficienti a spiegare il grado di intensità delle reazioni emotive, somatiche e comportamentali identificate in C;

Contenere un aspetto “magico” ovvero non debbono rispettare le regole della logica, della razionalità e dell’analisi obiettiva dei fatti;

Essere negativi, nel senso che danno un’immagine negativa della realtà, ovvero non permettono di coglierne aspetti piacevoli importanti e di relazionarsi ad essa in modo utile.

• nella colonna C i “sintomi” della tua sofferenza.

Anche i pensieri disfunzionali hanno avuto il loro lato positivo

Accade spesso nella clinica che nonostante i B appaiano disfunzionali e/o “fuori luogo” nelle situazioni presenti, quando si ripercorre la storia del paziente i medesimi pensieri risultano essere stati consoni e addirittura funzionali in alcune situazioni passate. E’ proprio in quelle situazioni che tali modi di pensare si sono strutturati diventando abitudini. Mano a mano perdendo di vista l’obiettivo iniziale per cui tali pensieri erano stati adottati, la persona inizia ad utilizzarli in modo inopportuno, diventando pervasivi e disfunzionali

Ad esempio, un bambino che ha vissuto in un ambiente poco protettivo potrebbe aver imparato a considerarsi non importante e a vedere gli altri come disinteressati a lui. Oppure, una bimba cresciuta in un ambiente violento potrebbe aver imparato a percepirsi vulnerabile e a vedere gli altri pericolosi. Tali convinzioni, benché siano riferite al passato possono persistere nel presente se non adeguatamente “corrette” dalle esperienze e potrebbero alterare la visione delle relazioni presenti. In questo senso i pensieri non sono intrinsecamente irrazionali o disfunzionali, ma l’irrazionalità e la disfunzionalità degli stessi va sempre verificata in relazione alle situazioni presenti. Spesso la persona resta ancorata ai vantaggi che quel modo di pensare ha avuto nel suo passato e fa fatica a distanziarsene e a riconoscerne la disfunzionalità nel presente, in questi casi si parla di “vantaggi secondari” del sintomo.

Imparando a valutare l’utilità e l’appropriatezza dei nostri pensieri rispetto alla situazione presente tramite gli ABC, saremo in grado di identificare le radici della nostra sofferenza e/o dei nostri “comportamenti-problema”. Modificando i pensieri disfunzionali avremo la possibilità di diminuire la sofferenza e di aumentare la nostra autostima, sperimentandoci più capaci di prenderci cura di noi stessi, delle relazioni e delle cose a cui teniamo, in poche parole, aumenteremo la fiducia in noi stessi.

L’insieme delle tecniche utilizzate nella psicoterapia cognitivo-comportamentale che mirano a modificare i pensieri disfunzionali si chiama Ristrutturazione cognitiva e ne parleremo nel prossimo articolo.

Articolo pubblicato su Vivere la Psicologia l0 06/12/21

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